
Li chiamo “intellettuali di risacca”. Sono quelli che aspettano – infimi – che ci sia un’opinione comune, maggioritaria su qualcosa e poi, quando tutto è definitivo e sedimentato, solo lì, quando è tutto fermo, si esprimono. Sicuri che la loro visione, diversa, ostinata e contraria, sia migliore. Più alta ovviamente. Schifata da cotanto entusiasmo di massa.
Questo è quello che sto verificando proprio in questi giorni su Instagram a proposito di “OBSESSION” un horror di Curry Barker che non ho alcun problema a definire GENERAZIONALE. Perché di questo si tratta. I primi giorni solo grandi elogi. Poi una volta che il consenso è stato unanime, hanno iniziato a cacciare fuori la testa questi qui. Lemmerde!
Gente che parla di impossibile “sospesione di incredulità” perché il personaggio fa questa o quella scelta. Altri che ce l’hanno coi jumpscares faciloni (ps. ci sono ma non sono dei banali jumpscares: sono costruiti in modo originale. Diverso.). Qualcuno si lamenta del doppiaggio italiano quando c’è un’interpretazione di Inde Navarette (Nikki) che scavalca ogni lingua e dialogo. “Non è un horror”. “Non è questo”. “Non è quello”.
Qua io ci vedo proprio malafede (di risacca). Se ti permetti di parlare di cinema io do per scontato che qualche migliaio di film tu l’abbia visto e che quindi nel tempo abbia costruito un metro che si adatti a quello che hai di fronte e che soprattutto ci sia alle spalle una certa sensibilità e “disponibilità” verso il film: altrimenti diciamo che Jack Torrance impazzisce da un momento all’altro senza motivo, che Don Vito Corleone è una macchietta e “tiro fuori che Picasso era uno stronzo, Raffaello era una merda” citando uno dei momenti più alti della tv italiana.
Quindi sì. Difficile avere un’opinione negativa per un film del genere, se ne hai visti tanti e hai sviluppato un gusto critico, qualunque esso sia.

OBSESSION è un horror, in un modo o nell’altro, generazionale. Una pietra miliare che lasceremo qui e guarderemo tra vent’anni come un film che ha definito un’epoca.
Perchè tocca delle corde, volontariamente o involontariamente, che sono di questo momento storico.
Vado veloce.
-Esplora il RIFIUTO. Non è un caso che nel 2024 negli Stati Uniti “REJECTION” appunto, “RIFIUTO” (in italia pubblicato da E/O) di Tony Tulathimutte sia stato libro dell’anno. Un libro in cui le conseguenze dell’onta del rifiuto prendono strade iperboliche raccontando le nostre miserie e i nostri tic (quelli dei gen z e millennials). Nell’epoca dell’individualismo cronico, il rifiuto è un tema importante. Non lo si accetta facilmente. Il film nasce in questo humus.
-Parla di insicurezza maschile e di come questa può generare dei predatori.
-Porta all’esasperazione massima il tema del consenso.
-Approfondisce il tema dell’atarassia e dell’assenza del desiderio, o meglio dell’incapacità di SAPER desiderare in un’epoca in cui tutto è pronto, disponibile ed immediato. Dal fast food al sesso.
Poi sì c’è anche il tema delle relazioni tossiche.
Tutto questo però è una lettura che facciamo (decidiamo di fare) mettendoci a disposizione del film. Rivolti con occhi e orecchie a quello che vuole dirci il regista o che ci racconta involontariamente una storia IMMERSA in un contesto, un tempo ed una scelta estetica.
OBSESSION è prima di tutto DIVERTENTE. Funziona, scorre, intrattiene e tutte le speculazioni del film “passano” proprio per questo motivo.
“Se voglio mandare un messaggio mando un telegramma” diceva qualcuno.
Un film non deve insegnarci nulla, ma interrogarci su chi siamo, su cosa c’è attorno a noi, questo sì.
Approfondendo si notano delle scelte di Curry Barker che sono SOTTOTESTO e che arricchiscono un film che se ci si ferma alla trama ed allo svolgimento potrebbe, sì, anche sembrarci frivolo e facilone.
Per esempio: lo spazio vuoto attorno a Nikki ad ogni inquadratura, le sfocature, i tempi di taglio durante i dialoghi. Sono SCELTE che raccontano qualcosa oltre il racconto.
Come TUTTI i grandi film OBSESSION ci regala nuove informazioni, ma anche nuovi dubbi, ad ogni nuova visione.
Per esempio ci ho messo un po’ a capire che in un film dove il tema del consenso è uno dei più superficiali – ma principali – il nome parlante “BEAR” ci ricorda quella divertentissima domanda virale sui social di qualche tempo fa :”Se fossi in un bosco da sola, preferiresti incontrare un uomo o un orso?”.
Ecco che l’innocuo BEAR/ORSO (scelta preponderante nel sondaggio), proprio dal basso della sua innocua insicurezza e voglia di essere visto, diventa predatore.
Un involontario, sfigato, bastardo che senza rendersene conto, giustificato da un pandemico vittimismo, schiavizza la volontà di una persona senza farsi troppi problemi prima, e si scontra giusto con qualche scrupolo solo messo di fronte all’ineluttabile.
OBSESSION è un horror-romance-comedy anche leggerina. Ma è diverntente e – se vuoi – parla anche di te.
Marchia a fuoco quest’epoca storica in cui anche le relazioni ci fanno paura.
Per questo è già un classico.








