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Lettera 22

La magnificenza di Guia Soncini

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Qualche anno fa l’Italia femminile -e una parte di quella maschile- fu scossa negli ormoni dall’esecuzione di Claudio Santamaria di “Quello che non ho”. Ne scrissi per Trashic Magazine citando le reazioni de LaZitellaAcida (che nel frattempo sta per sposarsi: auguri!) e di Guia Soncini. Qualche giorno dopo, La Zit mi segnalò che Guia Soncini ci aveva retwittato. Fu così che mi innamorai intellettualmente di lei.

You're famous, bitch!

You’re famous, bitch!

La Soncini -l’aggettivo, sul cognome femminile, è una cosa che aborro, ma lei lo fa, quindi va bene- ha avuto una vita spericolata che non è il caso di riassumere. Su Wikipedia non si trova: non esiste una pagina su di lei e i suoi rapporti con l’enciclopedia libera sono stati messi a dura prova dalla sua “livorosa superiorità”. Perciò ecco alcuni suoi spunti di vita quotidiana, perché possiate capire -e condividere- il mio amore per lei.

Politicamente, il maggior contributo della Soncini è rappresentato dal suo fenomenale intervento agli Stati Generali della Cultura del PD (qualunque cosa sia). Innanzitutto per l’apertura e chiusura di film di Ettore Scola -lo scoprii allora e mi fece scompigliare dal ridere- ma soprattutto per come rimproverò al PD di allora (eoni fa) la sua supponente saccenza, l’atteggiamento sinistroide di “atteggiarsi a stocazzo”. Insultare gli stupidi è bullismo, ma insultare gli idioti supponenti è compassione e in questo Guia Soncini è Madre Teresa di Calcutta. Allora l’intervento non fu preso benissimo (disse la Soncini quello che mi piace degli intellettuali di sinistra è che non sono permalosi per un cazzo) e anche dopo anni si potevano trovare strascichi di malessere. Venne definito il monologo più vergognoso al quale un qualsiasi soggetto di sinistra possa mai assistere, da una mia amica, una di quelle persone che votano quei partiti di sinistra che dicono le cose giuste, farebbero le cose giuste ma chissà come mai alle elezioni non superano mai le soglie di sbarramento. La cosa ironica (o sublime) è che nel rimproverare la saccenza di quella sinistra, la Soncini citava Ettore Scola e The West Wing, proprio per dimostrare che la compresenza di “alto” e “basso” è possibile (ed entrambi dicono la stessa cosa).

Il suo blog è una meravigliosa sequela di splendidi contributi. Ad esempio, il racconto di quella volta che Le Iene, ridendo e scherzando, gli entrarono nel palazzo -se lo fai con un potente si chiama giornalismo d’inchiesta, ma con un personaggio di costume è stalking e violazione di domicilio. Oppure la sua reazione alla scomparsa di Ettore Scola -e si vede quanto gli volesse bene. O ancora, vi ricordate quando i grillini ce l’avevano con Boldrini con i peggio insulti, salvo poi tranquillizzarla perché troppo cessa per essere stuprata? La cosa più importante è che quando scrive, e mi piacerebbe spiegarlo a certa gente colpendola dietro le orecchie con un Gioia arrotolato, Soncini scrive bene. Scrive meglio di tantissimi mestieranti della scrittura, e non riesce a nascondere la sua intelligenza. Penso che un momento molto importante della nostra vita sia capire quando una persona sia stupida, quando fa la stupida, e quando semplicemente è intelligente, ma non siamo d’accordo con le sue idee. Si può non essere d’accordo con Soncini, con quello che dice o con come lo dice, ma è molto difficile sostenere che non abbia un punto o che la sua tesi -qualunque essa sia- sia completamente campata in aria.

Ma l’habitat naturale della Soncini (subito dopo l’Eataly Smeraldo) è però Twitter. Su Twitter la Soncini ha la maggior parte dei rapporti con il suo peggior nemico: la stupidità. All’interno dell’Internet italiano, la Soncini ha realizzato una meravigliosa tassonomia degli esemplari di stupidità.
I maschi in andropausa sono una categoria che adora -ma non lo ammetterà mai. Prendete un qualsiasi uomo di mezza età che non fa più sesso con la moglie da qualche anno, che ha perso (o non ha mai avuto) il senso del ridicolo. Toglietelo dal bar di paese dove sarebbe stato (giustamente) relegato e sbeffeggiato, mettetelo in una società avviata e dategli Twitter, così che possa essere ampliare il suo pubblico ludibrio. La Soncini li indica (soprattutto perché loro per primi le vanno a rompere le scatole) così che noi si possa ridere di loro, ma anche -si spera- noi si possa imparare a non diventare come loro. Non è forse questo lo scopo di vita di ogni giovane uomo (non diventare come il proprio padre, intendo)?

 

Un’altra categoria che dà un senso alla presenza su Twitter della Soncini (che altrimenti si annoierebbe tantissimo) sono gli schiantati. Gli schiantati sono tutti, siamo noi quando ci beiamo di essere stati bloccati da Gasparri (farsi bloccare è facile, essere seguiti è più difficile), sono quelli che scrivono #escile ai profili femminili, sono, in generale, coloro che confondono il “posso esprimere il mio pensiero” con “è assolutamente essenziale che lo faccia, soprattutto per dire che una persona mi sta sul cazzo”. Come diceva Balotelli: “Quelli che mi fischiano, se mi incontrassero da solo, uno contro uno, fuori dalla curva, mi chiederebbero l’autografo”. La Soncini riceve tantissimi messaggi di schiantati e ogni tanto rende un pubblico servizio svelandoli, facendo capire a noi, gente insignificante contro cui nessuno viene ad attaccar briga, che dovremmo essere tanto saggi da ricambiare la cortesia.
Altre categorie umane che attraggono l’interesse della Soncini sono: quelli che hanno fatto il classico vent’anni prima e però ci tengono a farvelo sapere (citazioni in latinorum ad cazzum), quelli che “hanno fatto francese alle medie” e quindi sbagliano clamorosamente le traduzioni inglesi (“bitches”=”prostitute” ed altre meraviglie del giornalismo), quelli che non sanno di cosa parlano ma ne parlano lo stesso, quelli che si introducono negli scambi di tweet -per dire cose stupide, quelli che ci tengono a dirle che è cessa (e non sono quattordicenni), i fan di Elio e Le Storie Tese (sigh), i polemisti sul tema della maternità surrogata e un certo tipo di femminismo.

 

Il profilo Twitter della Soncini è qualcosa di meraviglioso. Accanto a prese per il culo a gente qualunque (e a gente di più di spessore) ci sono una miriade di citazioni a serie televisive, libri, spettacoli, eventi, cose che ci aspetteremmo di vedere condivise dai soliti dolenti eruditi, mentre lei non si vergogna di live-twittare C’è Posta Per Te o Sanremo (in quest’ultimo caso, perfino televotando i vincitori). Il profilo Twitter della Soncini è così meraviglioso che nel caso vi bloccasse, varrebbe la pena accedere da anonimo e seguire le sue avventure. So di quel che parlo, perché mesi fa sono stato bloccato anche io. È difficile riconoscere uno schiantato da una persona con buoni propositi (è impossibile ammettere a sé stessi di essere uno schiantato)(di me, di me, sto parlando di me) e immagino che Guia abbia poca voglia di distinguere il motivo che porta una persona a romperle le palle su Internet. Un tempo, per dimostrare il mio amore intellettuale, avrei mandato una lettera (ma su Facebook non risponde) o mi sarei presentato sotto casa (per diventare uno schiantato con precedenti penali, ottima idea davvero). Nulla di questo avrebbe funzionato, perciò questo è il mio stereo sollevato sopra la mia testa, per farle sentire quella canzone che ci piace tanto (o tutto il cofanetto di Guccini). Esatto, ho scritto un intero articolo su Guia Soncini solo per essere sbloccato su Twitter.

Guia, la mia timeline è vuota senza di te. Prometto di utilizzare da qui in avanti solo due pulsanti: cuoricino e retweet. Prometto di portarti nell’unico bar di Milano dove servono il cappuccino con il decaffeinato, o di fare il giro del bancone e preparartelo io stesso (la schiuma potrebbe non essere il massimo). Prometto di leggere i tuoi libri (prometto di comprarli, persino)(non di capirli, ma neanche di fare finta di sì). Prometto di venire a pulirti casa. Donami, se vorrai, la tua noia già usata.

(così, a parte che lei, nel mio caso, sta facendo altro e non sa della mia esistenza)

About the author / 

Musik

Conosco a memoria "Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso ma che non avete mai osato chiedere". Il libro, non il film. L'ho letto a 15 anni. Me l'aveva regalato mio padre. Sono cose che lasciano il segno.

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