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Giuseppe Casa su Trashic Magazine #3 – HF-SbF5

Terzo appuntamento con Giuseppe Casa.
State leggendo e ci arrivano molti riscontri, ma ci sono sempre delle critiche da parte di chi magari non è abituato a leggere storie in cui il tema della violenza è quello predominante.
Ma sentiamo l’autore.

“È molto difficile, per un autore, rispondere a chi lo critica senza sembrare petulante, sulla difensiva o addirittura violento.  Io stesso in passato sono stato il primo a usare la violenza verbale sui social, a fare commenti poco gentili riguardo alcuni “amici” scrittori e non, con il risultato di beccarmi una sequela di insulti e minacce di morte da parte di alcuni. Viviamo in tempi strani, viviamo in un’epoca in cui la posta in gioco è l’estinzione dell’umanità, allora perché sorprenderci se i temi predominanti in campo artistico sono diventati la violenza e la distruzione? C’è una massa impressionabile di gente che non riesce ad accettare il fatto che la violenza in arte contenga anche della poesia, sebbene poi la pratichino nella vita, anche solo acquistando passivamente libri del supermercato. Socrate sosteneva che bisognava “corrompere” la gioventù, per non restare asserviti all’impero delle opinioni dominanti. Condivido in toto questa visione della filosofia e cerco in qualche modo di applicarla nella scrittura. Esprimere della poesia nella violenza o della violenza nella poesia è anche un modo per “corrompere” il lettore, e non è certo un’idea originale, buona parte dell’arte postmoderna e ipermoderna ha questa impronta, senza bisogno di fare dei nomi. Quelli che affermano che non c’è poesia nella violenza non stanno guardando abbastanza a fondo, o forse rifiutano di guardare e basta. Ma non importa. Anche se la poesia non li troverà mai, la violenza alla fine li troverà”.

HF-SbF5

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Era il mio giorno libero e stavo in giro a fare shopping in un centro commerciale. C’era musica K-pop in filodiffusione e quelli avevano cominciato a sparare senza nemmeno tentare un accordo, una soluzione pacifica. Neanche a me piaceva quella musica da decerebrati. La trovavo orrenda e ripetitiva. Ma cosa potevo farci? C’era sempre libertà di pensiero, anche se a volte avevo l’impressione di vivere nel medioevo.

Da quando si era instaurato il Comitato Centrale le cose funzionavano meglio. Le nuove tecnologie avevano fatto grandi passi. Non c’erano più bombe d’acqua, radiazioni, virus, incidenti aerei, immigrati clandestini. Ma tutto ciò che migliora il mondo ha la sua parte oscura.

Fino a qualche tempo prima non c’era tutto questo fanatismo. Alcuni gruppi pro-wild-nature si limitavano a esporre quegli stupidi slogan su cartelli improvvisati, “NoAlCambiamentoClimatico”, “NoAlRiscaldamentoGlobale”, la solita tiritera di imbecilli che viaggiavano in canoa, cantanti rock che improvvisavano concerti su spiagge desolate, volontari di Città-Pulita. Adesso stava andando tutto a rotoli, anche se nessuno osava dirlo apertamente.

Io ero dentro a un negozio di lingerie hi-tech. Mi piacevano quelle cosucce costose, mi piaceva indossarle la sera in compagnia di Gilda-25. A un certo punto vidi uno di questi mostri strisciare verso di me. Prese la mira e fece fuoco. Ero finito in un angolo. Mi aveva incastrato per bene.

Poi è arrivato un altro cazzone col lanciafiamme e ho capito che la cosa stava sfuggendo di mano a tutti. “Ho capito, ho capito” ho detto, “cosa volete da me?”. Ma quello continuava a spararmi contro. I proiettili mi schizzavano addosso e qualcuno mi si era conficcato sul collo. Mi si era appannata la vista, sfocandosi e poi ritrovando chiarezza. La mia mano cominciava a tremare e le dita a saldarsi, non volevo dargliela vinta. Sapevo cosa fare. Era inevitabile. La rabbia aveva attivato un’altro cambiamento sullo strato superficiale della mia pelle, percepii chiaramente le parti  impiantate nella mia bocca e nel mio naso che si rimodellavano con un ticchettio sordo e nervoso. La lingua si era ritirata per far sporgere in avanti una mandibola colma di denti. Forma e funzionalità fuse insieme, in un prodigio di  alta tecnologia. La doppia mascella protesa si era aperta stillando il temibile HF-SbF5. Gli sono saltato addosso  staccandogli la testa di netto con un morso. Due secondi dopo, quello col lanciafiamme, ha fatto la stessa fine, sopra un tavolo pieno di lingerie bianca, agitandosi in una danza decapitata e spruzzando sangue dappertutto.

 

 

Giuseppe Casa, scrittore, ha pubblicato fra gli altri: Veronica dal vivo (Transeuropa 1998 – Baldini Castoldi Dalai 2004), La notte è cambiata (Rizzoli 2002), I persecutori (Transeuropa 2006), Pit Bull (Nuovi Equilibri 2007, Ladolfi Editore 2013), La donna del lago (Lite Editions 2012), Blues (Koi Press 2012), Metamorph (Foschi 2013), Io non Sono Mai Stato Qui (Clown Bianco 2017), Speed (Castelvecchi 2020)unnamed

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Un mattino, al risveglio da sogni inquieti, E.A.Paul si trovò trasformato in Enrico Beruschi
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