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L’ISOLA, Fabio Visintin

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Se ripenso, dopo averlo praticamente divorato, al romanzo grafico di Fabio Visintin “L’Isola” (edito da ‘round midnight edizioni) questo assume nella mia testa le fattezze di un enorme puzzle. Uno di quei puzzle che ti fai regalare a Natale perché credi che sarebbe di gran effetto sparpagliato sulla scrivania per mesi, con un numero imponente di pezzi di una gamma di colori apparentemente limitata, bianco e nero per lo più, ma che nasconde quantità innumerevoli di grigi. Grigi che sono contemporaneamente pezzi con identità propria e condizioni necessarie e sufficienti per l’opera in sé.

La trama riprende la narrazione di una delle ultime opere di Shakespeare “La Tempesta”, e sulla scia dell’isolamento di Prospero, Visintin fa in modo che si intreccino orme di varie opere.

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La graphic novel è infatti un insieme personale di citazioni, tratte da numerosi libri, tutti apertamente annotati, che compongono un complesso e oscuro mosaico. Riprendendo il discorso precedente, se dovessi ripensare a “L’Isola” sentirei quel puzzle/mosaico appostato sul mio petto, come un elefante corpulento, che mi procura un respiro affannoso e un tenue ma mal celato malessere.

Malessere per la mancanza di una via di uscita, e soprattutto per la mancanza di senso.
Durante la lettura c’è stata una scena che mi ha procurato il batticuore: c’è un uomo e i suoi simboli vuoti, che si ripetono incessanti su fogli bianchi, e poi girano per l’etere, senza percorsi stabiliti. Quelle immagini hanno risvegliato il timore nascosto, che accomuna tutti noi piccoli umani angosciati dal lunedì mattina, di ritrovarci ad essere creature inutili, o di creare qualcosa che manchi di senso, un po’ come il caffè decaffeinato o il gelato senza zucchero.

Se a questo malessere così straordinariamente diffuso accostiamo la tecnica sapiente con cui viene utilizzato il bianco (a volte limitato a confini precisi, altre volte elevato a protagonista con il solo obbiettivo di rendere le ombre che ne seguiranno più forti e nette) potete ben capire come l’immagine dell’elefantino fuori forma sul petto sia un eufemismo rispetto alla sensazione reale che ho provato.

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Sensazioni che raramente un’opera è in grado di trasmettermi, e che sono il risultato di un lavoro consapevole e ben strutturato, che non lascia nulla al caso, e di un autore capace di incastonare le citazioni nei punti adatti a farle risaltare senza però far passare in secondo piano il contesto.

Quei disegni mostruosi, quei pochi visi umani, si sono intrufolati senza permesso dentro la mia mente, rendendomi più consapevole di una parte di me che avevo dimenticato.
Per questo dovrei maledire, o in verità ringraziare Fabio Visintin.

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About Martina Piromalli

Sono Martina , 22 anni. Sono laureata in Scienza della Comunicazione, mi sono risvegliata da un sogno rivelatore dentro un corso di Linguistica, a Roma. Sono cresciuta nella videoteca di mio padre, per poi prendere la doppia cittadinanza in una libreria. Ho una dipendenza da tutto ciò che abbia dietro immaginazione e creatività.
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